E le altre sere verrai? di Philippe Besson

Ci sono quadri, come “La ragazza dall’orecchino di perla” di Vermeer, che seducono gli scrittori inducendoli a penetrare nel loro mistero per raccontare una storia. Una signora in rosso in un quadro dell’americano Edward Hopper è entrata prepotentemente nell’immaginario del romanziere francese Philippe Besson, costringendolo a fermare la sua attenzione su un bar di nome Phillies, dove la donna in rosso è appoggiata al bancone accanto a un uomo col cappello, e il barista sta occupandosi di loro; al lato opposto del bancone, di spalle, c’è un’altra figura di uomo, solitaria. Questa scena realistica ma come sospesa, senza tempo, ha ispirato un breve intenso romanzo: E le altre sere verrai?. Che cosa succede in quel bar semideserto, in una domenica di fine estate? La donna è Louise, drammaturga di successo, che ha appena ritrovato Stephen, il grande amore che l’aveva lasciata per sposare un’altra. Il barista Ben, che dopo tanti anni di frequentazione è ormai un amico, ricorda la sofferenza di lei ma anche la dignità con cui ha saputo voltare pagina; ma adesso spera che la vita conceda a quei due una nuova occasione. L’azione nel romanzo di Besson è volutamente ridotta al minimo, per riprodurre l’immobilità della scena dipinta da Hopper, ma le emozioni dei personaggi turbinano sotto l’impulso di forti tensioni: ricordi, rancori, rimpianti sono altrettante pennellate a forti tinte che scompaginano gli equilibri interiori lasciando balenare una speranza di felicità.

(Daniela Pizzagalli)


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